Il prossimo appuntamento, la quinta edizione, si terrà a Maloja (1.815 m. s.l.m.), passo strategico tra Bregaglia e Engadina, luogo di traffici e scambi, dove vento e laghi definiscono il paesaggio alpino.
La sua specificità è quella di non separare rigidamente i ruoli di artista e curatore, ma di farli coincidere in ogni partecipante, attivando una dinamica orizzontale e relazionale.
Alla base di questo sistema vi è un elemento fondamentale: la fiducia. Fiducia come condizione operativa e come struttura portante del processo, che si manifesta attraverso un meccanismo di inviti regolato e progressivo. Un artista iniziale (o generatore) può invitare fino a quattro artisti; ciascuno di questi può a sua volta invitarne tre, e ognuno di questi ultimi due. Il processo si arresta a questo punto, determinando un’espansione rizomatica che, pur nella sua apertura, rimane controllata.
Questa regola introduce un equilibrio tra crescita e cura: da un lato permette la proliferazione delle relazioni, dall’altro ne limita la dispersione, mantenendo una dimensione sostenibile e qualitativamente attenta. Il rizoma, così strutturato, non è una crescita indefinita, ma un sistema che incorpora fin dall’inizio il proprio limite, trasformandolo in condizione di responsabilità condivisa.
In una mostra convenzionale la struttura è sostanzialmente gerarchica e lineare:
In questo schema il curatore è il “regista” e gli artisti sono i “fornitori di contenuto”. La mostra è pensata come un oggetto finito, stabile, con una forte direzione interpretativa.
La curatela distribuita
NoPlace rompe questo modello della mostra tradizionale attraverso una struttura rizomatica: non esiste un centro unico, ma una proliferazione di punti attivi. Ogni partecipante è contemporaneamente artista e curatore, e ha la responsabilità di invitare altri partecipanti, generando così nuove diramazioni del progetto.
Questo cambia la natura della mostra:
La mostra diventa un sistema aperto, in cui l’insieme emerge dalle connessioni tra i partecipanti, non da una regia unica.
Il fatto che ogni partecipante sia anche curatore è il punto cruciale. Significa che:
Quindi non si limita a “stare dentro” una mostra, ma contribuisce a generarla. La curatela non è più una funzione specialistica, ma una responsabilità diffusa.
Questo produce un effetto importante: ogni scelta individuale (chi invito, chi metto in relazione) modifica la struttura complessiva del progetto.
L’interesse di NoPlace sta proprio in questo ribaltamento:
In questo senso la curatela non è più un filtro, ma una forma di relazione attiva. E l’arte non è più solo ciò che viene esposto, ma anche il modo in cui si costruisce la comunità temporanea che lo rende possibile.
Dove un soggetto (il curatore o promotore) si assume il compito di scegliere a priori uno o più artisti, di individuare un tema e di creare, così, un organismo fatto e finito, pronto ad essere esibito, con una discreta sicurezza sul risultato, al pubblico. Quando, però, si esce dalle piste tracciate e ci si spinge sul terreno delle sperimentazioni culturali, i risultati possono essere sorprendenti: è l'esperienza di NoPlace.Space, una mostra-incontro, un evento sociale più che espositivo che capovolge le consuete modalità organizzative. L'obiettivo non è la sintesi, ma l'espansione: basandosi sulla metafora del rizoma, ogni partecipante è al tempo stesso artista e curatore e, pertanto, chiamato a sua volta a coinvolgere e coordinare altri partecipanti a propria discrezione, attivando relazioni (e connessioni) a catena che sfuggono alla presunzione del controllo centrale.
La struttura organizzativa dell'evento si basa sulla metafora del rizoma: non esiste una singola curatela che segue un'unica direzione lineare, ma più punti d'origine che avviano connessioni in qualsiasi direzione. La struttura a rizoma consente connessioni da un punto qualsiasi con un altro punto qualsiasi, e ognuno di questi non rimanda necessariamente a punti simili. Il rizoma destabilizza la struttura gerarchica ad albero con connessioni prestabilite e mette in relazione punti molto differenti tra loro e imprevedibili. All'origine del rizoma c'è l'idea di Umberto Cavenago, sviluppata con Ermanno Cristini e Giancarlo Norese, che si consolida con la partecipazione di Ilaria Caldirola e Roberto Pacchioli e numerosi altri artisti-curatori che hanno condiviso e collaborato al progetto.
Il rizoma è organizzato in quattro livelli.
• L'autore che crea l'origine ha facoltà di invitare un massimo di quattro autori.
• Questi costituiscono un secondo livello del rizoma e possono a loro volta invitare fino a tre autori (terzo livello).
• Gli autori del terzo livello del rizoma potranno infine coinvolgere fino a due autori ciascuno (quarto livello), chiudendo così la linea generativa.
Per prendere parte a un rizoma devi annunciare la tua presenza a info@noplace.space indicando da chi se stato invitato. Ricevrai poi conferma e tutte le indicazioni.
Ogni autore che origina presenze si assume la responsabilità del livello successivo e non influenza in alcun modo le scelte degli autori da lui invitati.
(…). Rispetto ai sistemi centrici (anche policentrici), a comunicazione gerarchica e collegamenti prestabiliti, il rizoma è un sistema acentrico, non gerarchico e non significante.
Gilles Deleuze e Félix Guattari, Mille piani. Capitalismo e schizofrenia, 1980
La prima edizione, “NoPlace – Un giorno prima del contemporaneo”, si è svolta il 9 ottobre 2015 in uno spazio industriale dell’ex Pirelli di Monza, coinvolgendo circa cento artisti.
La seconda tappa, il 12 marzo 2016, ha avuto luogo nel castello di Fombio (Lodi), dove oltre trecento artisti hanno occupato le sale con opere luminose, video, installazioni e performance. Nell’arco dell’intera giornata, dalle prime ore del mattino fino al tramonto, interventi e presenze si sono succeduti dando forma a un organismo in continua trasformazione, privo di una regia centrale e sostenuto da relazioni fondate sulla fiducia.
La terza tappa si è inserita nel 49º Premio Suzzara. Il 17 settembre 2016 la città ha accolto 496 artisti, provenienti dall’Italia e dall’estero, che hanno condiviso una giornata di lavoro e incontro negli spazi del museo, del centro culturale “Piazzalunga” e nel tessuto urbano, in concomitanza con il mercato e la sagra cittadina. L’intervento si è posto in dialogo con la storia del Premio, riaffermandone la vocazione popolare e il legame con la comunità.
La quarta tappa, il 21 aprile 2018, si è svolta a Santo Stefano di Magra, all’interno dell’area delle ex Ceramiche Vaccari, un complesso industriale dismesso che ha offerto un contesto stratificato e carico di memoria. In questo spazio, segnato dalla precedente attività produttiva, NoPlace ha attivato un intervento diffuso, in cui gli artisti hanno abitato gli ambienti senza una distribuzione prestabilita, adattandosi alle condizioni del luogo e lasciando emergere configurazioni impreviste.
La quinta edizione è prevista a Maloja per il 19 settembre 2026.